1979. Umilmente maieuticamente

– …ma lo dicono gli scienziati, gli esperti di queste cose!

Ahhhh, gli esperti… quelli che sanno cose che tu o io non sappiamo

Esatto, proprio loro

Ma se noi non sappiamo le cose che loro sanno, come facciamo a sapere che le sanno davvero?

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1974. Il limbo degli ontosauri

Vero e falso non riguardano mai le “cose”; riguardano la percezione delle “cose” e le idee che da essa scaturiscono.

Al che ci potremmo leggittimamente chiedere, visto che l’essere umano può, e lo fa, falsificare se stesso anche oggettivamente, quale sia il grado di realtà del suo esistere. Se egli sia più ente virtuale che materiale, e se questa virtualità possa essa stessa essere definita reale oppure no. Facciamo un parallelo metaforico con un oggetto d’uso comune, per tentare di sbrogliare la matassa. Senza dubbio un libro è, oggettivamente, solo un blocchetto di cellulosa e inchiostro, eppure tutti(ma anche no) sappiamo che non è propriamente così. E qui viene il punto scabroso: perchè lo sappiamo? Perché è qualcosa di innato in noi o perché abbiamo acquisito, attraverso altri, la cognizione di un contenuto che trascende l’oggettività del libro? È solo un lettore(anche fosse semplicemente chi lo ha scritto) che aggiunge il grado di realtà che il libro in se non possiede; questo è lapalissiano. Ed è quello stesso lettore che fonda involontariamente quella realtà ideica distinta e separata dalla fattuale, in cui un libro non è ciò che è, ma ciò che il libro è per il pensiero. Ordunque, parrebbe il concetto stesso di realtà non abbia in se alcun contenuto di oggettività, ma sia soltanto una proprietà derivata del linguaggio. E non c’è linguaggio senza una pluralità di individui che lo impieghi. Possiamo quindi individuare la realtà come soggetto e oggetto di speculazione, solo ed esclusivamente subordinandola alla possibilità di comunicarla; in ultima analisi riducendola ad una convenzione collettiva derivante dalla condivisione delle percezioni soggettive tradotte in simboli reciprocamente interpretabili dagli interlocutori. Ma in quanto interpretabili, suscettibili di tutti gli accidenti che ne impediscono l’univocità e l’universalità. Se ne deduce perciò sia amaramente ozioso, quantunque stimolante, interrogarsi intellettualmente sulla reale natura del reale nella convinzione di addivenire ad una conclusione soddisfacente e definitiva. Esso “è” a prescindere, senza spiegazioni e senza bisogno di averne. Non solo, ma è proprio la concettualizzazione di esso, il filtro che irrimediabilmente ce ne separa. Cionondimeno è innegabile che l’astrazione simbolica del reale produca effetti reali sul reale stesso, attraverso l’azione umana. Quindi come conciliare ed accettare l’evidenza di due realtà, una oggettiva trans-umana ed una soggettiva prettamente umana, che coesistono separate e coincidenti? Qualcuno ha simbolizzato la nostra condizione, inchiodando un uomo sofferente dove si incrociano il contingente con il trascendente. È la condizione di ognuno di noi. Ma è stato anche detto di quell’uomo che egli fosse un riconciliatore vittorioso, suggerendo che esista un metodo pragmatico per salvare capra e cavoli. Hanno però purtroppo(ma forse inevitabilmente) chiamato questo metodo con un nome: Amore. Facendone così, ahimè, l’ennesimo concetto manipolabile e dunque, per quanto detto più, su inutilizzabile in senso pratico per unire i due mondi cui, lacerati, apparteniamo. A meno, forse, di riuscire a mondarlo completamente di ogni attributo teoretico siamo tentati appioppargli. Un impresa titanica ma non impossibile… dicono

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Indicai alla guida l’orizzonte e quella che mi sembrava un oasi
– “Quella è vera o è un miraggio?”
– “È un vero miraggio” mi rispose ridendo il tuareg
– “Ma che razza di risposta è?” replicai irritato “volevo solo sapere se è una immagine falsa”
– “L’immagine non è falsa, è falso quello che pensi di quell’immagine”
– “Eh… un inganno!”
– “No, non c’è nessuno che ti inganna” disse il tuareg ridendo ancora più scompostamente “chi potrebbe ingannarti qui? Siamo nel deserto. Qui c’è solo Allah, e, sia sempre lode al suo nome, Lui non inganna nessuno. Forse sei tu che inganni te stesso… ma non potresti farlo se non desiderassi ingannarti. Tu vedi un oasi perchè desideri un oasi, altrimenti vederesti solo il miraggio di un oasi!”

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