1646. Lamentazione d’Oisìn

1646

Mi dicesti: “Non aspettare ciò che non aspetta!”. Ma non capii e ti risposi: “Vado solo ad attendere a ciò che non m’attende!”; per amore persi l’amore. Tu tacesti e con occhi velati mi porgesti le redini di Embarr ed una raccomandazione; per amore perdesti l’amore. Non era presto, non era tardi, era ora, era sempre, era Tir na nÓg. Mi smarrii, cavalcando ignaro sulle onde del tempo, ed esanime caddi nella misera terra. Ed era tardi, ed era mai, non più Tir na nÓg. C’era scritto Niamh, sulla lapide d’un rimpianto consunta dai secoli, quando i bardi più non cantarono. Per amore perdemmo l’amore.

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Cum sit enim proprium/ viro sapienti/ supra petram ponere/ sedem fundamenti/ stultus ego comparor/ fluvio labenti,/ sub eodem tramite/ nunquam permanenti./ Feror ego veluti/ sine nauta navis,/ ut per vias aeris/ vaga fertur avis;/ non me tenent vincula,/ non me tenet clavis

Archipoeta – estratto da “Estuans interius”

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1562. L’ossessione

Implacabile fame d’infinito

Che dall’infinito chiede solo

D’esser, d’amore divorati

Chiediloamanu contributed&devoted

“La rosa profonda” La rosa, la rosa immarcescibile che non canto, quella che è peso e fragranza quella dell’oscuro giardino della notte fonda, quella di qualunque giardino e qualunque sera, quella che risorge dalla tenue cenere per l’arte dell’alchimia, la rosa dei persiani e di Ariosto quella che è sempre sola, quella che è la […]

via 16 gennaio — ilmagodiozblog

0065. Che cosa significa “morire”?

0065

Ad ogni istante che passa ciò che eravamo è definitivamente perduto, non è forse questo “morire”?
Allora perchè crucciarsi tanto della morte fisica quando ci son morti di gran lunga peggiori?

Vivere senza la luce della speranza non è esser già nel buio dell’oltretomba? Rifiutare l’Amore e la sofferenza non è smettere di vivere? Arrogarsi la convinzione di non avere ulteriori spazi di crescita non è forse un affermazione contro la definizione stessa di Vita? Impiegare perennemente il presente per proiettarsi nel passato e nel futuro, farsi prigionieri di irremovibili convinzioni e pregiudizi, rendere la propria felicità funzione di qualcosa o qualcuno al di fuori di noi, non equivale a giacere inerti in una tomba? Pensare e agire secondo il capriccio ed il volere altrui non è abdicare dalle prerogative di essere umano vivente? Soggiacere alle paure e alla disperazione non è come esser già rosi dai vermi? Smettere di ascoltare la propria Anima, smettere di meravigliarsi, smettere di pensare, smettere di sognare, smettere di imparare, smettere di crescere, non sono forse le peculiarità di un cadavere?

Il mondo è un immenso cimitero popolato di fantasmi convinti di esser vivi
Eppure è così semplice risorgere!

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Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non rappresenta la mia destinazione
ma la mia vita.
Perchè l’amore mi si offrì, ma mi ritrassi per non illudermi;
il dolore bussò alla mia porta, e ne ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
Adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
ovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre alla follìa
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio –
è una barca che anela al mare, ma ne ha paura. 

Edgar Lee Masters

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(Gabriella Ferri – Grazie Alla Vita)

0035. Divina Gratitudine

0035

A Te, che tutto dai e tutto prendi
A Te, che mi hai creato come Tuo tempio
A Te, rendo grazie ed ai Tuoi infiniti nomi
Ed al fuoco sacro che hai acceso
E che mi consuma notte e giorno
Ciò che è già Tuo io con gioia lo sacrifico a Te
In nome dell’Amore con cui costruisti l’Universo intero
Che io possa sempre esser degno della Tua benevolenza
Che fa di me un mezzo della Tua Volontà

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Prima che il tempo iniziasse io bruciai e divenni cenere.
Mi tuffai nel fuoco e divenni una rosa,
Con nostalgia chiamai il Suo Nome e divenni un cuore
Sono venuto per bruciare nell’arena dell’Amore
Sono venuto per invocare Hu e tornare a Dio
Strappa il velo da me, lasciami nudo
Lasciami volare sulle ali dell’amore
Lasciami scorgere la Sua Bellezza ancora una volta
Sono venuto per bruciare nell’arena dell’Amore
Sono venuto per invocare Hu e tornare a Dio.
Ho abbandonato desiderio, onore, modestia
Ho lasciato dietro di me una vuota ricchezza
A che servo io per gli amici o stranieri?
Sono venuto per bruciare nell’arena dell’Amore
Sono venuto per invocare Hu e tornare a Dio.
Sono venuto a conoscere il mio segreto, che è sempre dentro
All’interno di questo corpo c’è Conoscenza e Verità
Tutti gli amanti desiderano ciò che è in Te
Sono venuto per bruciare nell’arena dell’Amore
Sono venuto per invocare Hu e tornare a Dio.
O Ashki, sorgi, svegliati dalla dimenticanza!
Lasciamoli dire “voi siete pazzi!” quando ascoltano le nostre invocazioni
Arresi all’Amore e raggiunta l’unione
Sono venuto per bruciare nell’arena dell’Amore
Sono venuto per invocare Hu e tornare a Dio.
E il cuore vola…

Shaykh Muzaffer Ozak al-Jerrahi

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(Donna Summer – I Feel Love)