2038. La piazza

“Non giudicare e non sarai giudicato”… o il cosiddetto “Figlio di Dio” non aveva capito un beneamato o questo ammonimento sibillino è stato per duemila anni recepito in senso invertito. Gli esseri umani adorano essere giudicati, ed ogni loro azione pubblica verte al consapevolmente influenzare giurie e verdetti. E arriverei persino ad affermare, senza tema di smentita, che quello d’essere giudicati sia il loro più grande bisogno e desiderio, oltre che unico motore e scopo esistenziale. Quindi, parafrasando, “Giudica, altrimenti corri il rischio che nessuno giudichi te”

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2016. L’inconsapevolezza manifesta

Sembra che il Santo Graal dei nostri tempi sia la cosiddetta “Consapevolezza”. Qualcosa di cui tutti parlano e straparlano, su cui si formulano ipotesi, vagheggiamenti e tanta vuota retorica. Su cui si creano miti, paradigmi, dogmi, dottrine, ma su cui praticamente nessuno sembra avere il minimo barlume di concreta chiarezza. Consapevolezza è semplicemente una parola, di cui uno dei sinonimi più aderenti ed efficaci è: responsabilità. È facilissimo quindi, scambiando i due termini in un discorso, verificare se ciò di cui si parla ha senso oppure no. Un test infallibile ma di poco successo, poiché di solito chi rincorre l’utopica “consapevolezza” è proprio dalla responsabilità che sta fuggendo

1961. Stille di lingua morsicata

– Alla tua età già due figli piccoli a cui badare…

– Ma no, ne ho solo uno!

– Ma si, l’altro è quello che ti ostini a chiamare marito. D’altronde capisco che sono solo parte del tuo continuare a giocare a fare la grande, visto che ancora vuoi dipendere anima e corpo dagli adulti e non manifesti alcuna intenzione di crescere. Visto che ancora sbatti i piedi e fai capricci, bronci e moine per ottenere dagli altri quello che vuoi, invece di impegnarti per raggiungere i tuoi obiettivi in autonomia. E mentre tu te ne stai nel tuo magico mondo immaginario, noi continuiamo a badare a te e ai tuoi balocchi; ma un giorno non ci saremo più e, volente o nolente, ti dovrai assumere quelle responsabilità e quei carichi che distribuisci altrove. E ti assicuro che ti accorgerai quanto la favola della cicala e della formica fosse vera