1911. Senso di irrealtà

1911

Essere fuori dai mondiali è un problema; essere fuori dal mondo, no

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1857. Escapologia

1857a

Scimmie illusioniste, scimmie illuse. Scimmie che credono, scimmie che negano. Scimmie che opinano, scimmie che plaudono. Scimmie che nascondono, scimmie che rivelano. Scimmie che promettono, scimmie che tradiscono. Scimmie che ostentano, scimmie che urlano. Scimmie che scrivono, scimmie che leggono. Scimmie ammaestrate ad obbedire, scimmie ammaestrate a ribellarsi. Scimmie che aspettano, di uscire da un cilindro su di un palco; scimmie che scimmiottano lo scimmiottare. Ma cosa, cosa c’è d’umano nell’umano? La capacità di imitare un idea d’umano? Le mille espressioni d’una maschera sul nudo muso? Vivere nell’invenzione di mondi d’allucinazione? Assomigliare ad un dio creato per assomigliare? L’insopprimibile inclinazione al fascino per la prestidigitazione, per lo spettacolo che distrae dal vero? Eppure, senza trucco e senza inganno, senza pubblico pagante, ne attento ne meravigliato, dietro il sipario della grottesca farsa pseudoumana, la natura continua a fare le sue magie ed i suoi miracoli. Tra questi veli e questi drappi ornati, oltre i labirintici panneggi d’inutile pensiero e gli intrichi di passamanerie, barocche di emozioni sterili, oltre il disgusto per il tanfo insopportabile d’animalità, mischiato agli artificiali profumi per coprirlo, cercare un pertugio da cui sbirciare cosa succede fuori dal tendone di codesto assurdo improbabile circo; forse, la meno folle delle follie e per questo la più imperdonabile

1857

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Il mio cervello è la chiave che mi rende libero (Harry Houdini)

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1855. Cicli

1855

Per un qualche insondabile motivo, in un punto non ben determinato del tempo, l’animale uomo ebbe il privilegio di transitare dall’essere “oggetto” alla condizione di “soggetto”. Il resto della sua storia, è la narrazione d’una progressiva involuzione, di cui viviamo attualmente la tragica fase terminale. E purtroppo, non siamo più abbastanza “soggetti” neppure per coglierlo

1836. Italia, Luglio, 99 anni dopo

1836

Si sta come d’estate sui marciapiedi le merde

Gruppetti isolati di stronzi esibizionisti, inutili e passivi. Dal bitume separati dalla terra, e da chiazze di piscio secco gli uni dagli altri. Orgogliosamente ubriachi del proprio lezzo, intolleranti e critici del tanfo altrui. Sorridenti beoti, baciati, abbacinati, calcinati dal sole, amatissimo nemico che prosciuga ogni fluido vietando la vita. Felice pasto di parassiti coprofagi, scambiati per pubblico festante e affezionato. In attesa d’una riconosciuta fama, d’un giorno da protagonisti, d’un piede distratto. Prima arrivi il temporale, a ripulire tutto.