2017. La direttiva, ovvero “Il Mercato è la Legge”

Essere la migliore offerta per i migliori offerenti

Dalla culla alla tomba, che se ne sia consci o meno, ogni istante, ogni azione, ogni talento, ogni ambizione, ogni vocazione, ogni relazione, ogni sforzo, ogni parola, tutto verte a questo solo ed unico scopo. Ciò che ci accomuna e ci rende indistinguibili da qualsiasi altro essere vivente, malgrado i nostri sofismi e la nostra presunzione di superiorità intellettiva, di libertà e di autodeterminazione. Siamo schiavi della vita e non possiamo non obbedirle. O meglio, abbiamo la facoltà di accorgerci dello squallore insito nell’essere inermi pedine di un gioco che non siamo noi a condurre. Possiamo tirarci fuori dalla partita diventando al contempo la migliore offerta ed il migliore offerente esclusivamente in noi stessi e per noi stessi; trasformarci in monadi. Solo per accorgerci che è un richiudersi su se stessi nient’affatto diverso dal richiudersi su se stesso di un sacchetto dei rifiuti. Si diventa semplicemente scorie, statisticamente previste ed ininfluenti nel gioco, senza più ne impiego ne scopo. Così come in qualsiasi mercato le verdure marcie che finiscono nei bidoni lontano dalle bancarelle

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2016. L’inconsapevolezza manifesta

Sembra che il Santo Graal dei nostri tempi sia la cosiddetta “Consapevolezza”. Qualcosa di cui tutti parlano e straparlano, su cui si formulano ipotesi, vagheggiamenti e tanta vuota retorica. Su cui si creano miti, paradigmi, dogmi, dottrine, ma su cui praticamente nessuno sembra avere il minimo barlume di concreta chiarezza. Consapevolezza è semplicemente una parola, di cui uno dei sinonimi più aderenti ed efficaci è: responsabilità. È facilissimo quindi, scambiando i due termini in un discorso, verificare se ciò di cui si parla ha senso oppure no. Un test infallibile ma di poco successo, poiché di solito chi rincorre l’utopica “consapevolezza” è proprio dalla responsabilità che sta fuggendo

2014. Effettualità

Cerchiamo negli altri le prove della nostra esistenza

E cerchiamo negli altri degli indizi sulla nostra natura. Ma, di concreto e definitivo, nessuno trova mai niente. Qualcuno a volte scavando più a fondo trova, sì… IL Niente. E scopre che è proprio e solo questo suo eterno, immane, caleidoscopio gioco di specchi, di immagini e ombre che si interrogano, scrutano e rincorrono a vicenda, a costituire, del Niente, la parvenza d’una sostanza

2011. Il tallone della gallina

Pensare a qualcosa sembra essere l’attività più banale al mondo. Se per esempio decidete di pensare, che so, ad una gallina… puff, eccola la emergere immediatamente vivida nella vostra immaginazione. Già, ma come si formula e si esplica la volontà di pensare proprio ad una gallina? Cosa c’è a monte del pensiero conscio? Prima di pensare ad una gallina, dovreste pensare di pensare ad una gallina, ma prima ancora dovreste pensare di pensare di pensare ad una gallina e così via all’infinito senza riuscire, come nel paradosso del piè veloce Achille, ad afferrare mai la radice, che siamo convinti affondare nella volontà, da cui ogni singolo pensiero si diparte. A rigor di logica, quindi, sarebbe impossibile pensare in maniera volitiva, così come per Achille raggiungere la tartaruga; eppure pensiamo! Ma è davvero così? Oppure percorriamo, come la puntina di un vecchio giradischi, il solco di un determinismo le cui concause ci sono inaudibili, ed in cui i pensieri ci vengono incontro già preconfezionati e corredati della convinzione di esserne noi gli artefici? Se c’è una cosa a cui gli scienziati si stanno lentamente e di malavoglia rassegnando, è l’irriducibilità della presenza dell’indeterminazione in ogni cosa. E curiosamente il primo ad accorgersene, Heisenberg, era un determinista convinto ed incallito. Sono dunque le facoltà umane del libero arbitrio e della capacità creativa fatte salve e dimostrate? Oppure anche l’indeterminazione stessa è già preincisa sul vinile del destino ad illuderci di una libertà d’azione inesistente?

Pensateci

2009. Autodimostrazione d’inconsapevolezza

Se mettessero un qualsiasi essere umano di fronte alla possibilità di scegliere tra l’essere un dio od una pecora, è evidente che egli sceglierebbe indubitabilmente e senza pensarci un attimo di essere un dio; e questo è esattamente il motivo per cui egli è, e sarà, condannato a rimanere irrevocabilmente pecora. La differenza tra un dio ed una pecora, è che un dio sa sempre quello che fa mentre invece una pecora no. Ed ecco che una scelta, così poco accorta, tradisce e svela inoppugnabilmente la reale natura dell’essere umano

2007. Come finì il mondo

Ed i protoni, e gli elettroni, ed i neutroni, dissero: “Basta con questa insopportabile coercizione delle polarità elettriche, con questa sudditanza umiliante, con queste distinzioni arcaiche e retrograde, con queste interazioni imposte dalla banalità di un pensiero povero ed asettico. Noi siamo e vogliamo attingere, come a noi dovuto, alla libertà di essere tutto ciò che vogliamo ogni qualvolta lo vogliamo!”. E così le molecole si disintegrarono, e la materia divenne un ammasso di grumi in ebollizione. Ed essi, poi, pian piano diradarono e dissolsero. Ed alla fine non ci furono più, ne elettroni, ne protoni, ne neutroni