2036. Puericultura, ovvero “La cultura del Puer Aeternus”

– Tra le peculiari caratteristiche comportamentali dei bambini, possiamo annoverare: l’imitare e compiacere coloro che riconoscono come autorità per ottenerne l’approvazione, il ricorrere ai metodi più assurdi e grotteschi pur di attirare l’attenzione su di se, la pretesa di un soddisfacimento immediato di ogni loro desiderio, l’incapacità di controllare i propri impulsi istintuali, il prevaricare e lo sminuire i coetanei per gratificare l’ego e lenire l’insicurezza di una personalità ancora fragile ed immatura…

– …e poi continuano così per tutto il resto della vita!

Annunci

2007. Come finì il mondo

Ed i protoni, e gli elettroni, ed i neutroni, dissero: “Basta con questa insopportabile coercizione delle polarità elettriche, con questa sudditanza umiliante, con queste distinzioni arcaiche e retrograde, con queste interazioni imposte dalla banalità di un pensiero povero ed asettico. Noi siamo e vogliamo attingere, come a noi dovuto, alla libertà di essere tutto ciò che vogliamo ogni qualvolta lo vogliamo!”. E così le molecole si disintegrarono, e la materia divenne un ammasso di grumi in ebollizione. Ed essi, poi, pian piano diradarono e dissolsero. Ed alla fine non ci furono più, ne elettroni, ne protoni, ne neutroni

Pietas al capezzale dell’umano

1894

Sinistra – Recalcati: «Il nostro è un tempo senza memoria, Pasolini lo aveva capito» 

Destra – La stracciona del ’68 e l’abolizione della scuola

Testa – Gli smartphone hanno distrutto una generazione?

Stomaco – Come nelle favole

Cuore – “Non c’è progresso senza memoria” (Parafrasi di anonimo)

*     *     *

Ps: ammesso qualcuno mai si chiedesse quale sia il nesso tra titolo ed immagine, rifletta sul significato di pietas e sulla follia suicida dell’individualismo radicale

*     *     *

Altri spunti, di sponda…

Il nuovo mondo di Salvatore Brizzi

1766. Fughe immaginarie dalla felicità virtuale

1766

Forse mi manca un altro tempo, uno di quelli che la morte era sempre dietro l’angolo per farti capire cos’è la vita. Uno di quelli in cui ti stringevi ai tuoi vicini perchè altrimenti non saresti sopravvissuto. Uno di quelli in cui a sera ringraziavi Dio per avere un compagno accanto, dei figli sani, le braccia degli amici. Un tempo in cui il dolore univa in un amore forse poco romantico ma concreto, e la famiglia era un rifugio sicuro. Un tempo in cui le emozioni non potevano essere simulate o dissimulate. Uno di quelli in cui non dovevi cercarti per sapere chi sei, e la sedicenza non era un valore spendibile. Un tempo in cui erano mani, cuore e testa la tua ricchezza più grande, e la tua testimonianza di fronte al mondo

*     *     *