1853. La vestale

1853

Non v’è di vero nulla

Nella forma che discioglie

Sol la fiamma, ch’io curo

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1800. Vetriolo

1800

Sfogliarsi e spogliarsi

Dalle vesti di pensieri

Dai panneggi di carne

Fino all’essenza del nulla

Sino alla nudità d’un tutto

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La Pietra Nera,
Nostra signora del Caos,
Sant’Anna d’Alchimia!

Eugène Canseliet

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1753. Autismo dei sentimenti

1753

E’ vuoto pneumatico di interiori sigillati e ciechi, in cui all’infinito si ripetono le immagini ossessive del narcisismo; quello di chi ha perso il senso del sacro, di chi cerca disperatamente di riempirsi invece che di riempire. Non più calici preziosi e patère a contenere la comunione di carne e sangue divini, ne rituali attenti a non contaminare i templi. Rimangono solo convivi da osteria: canti goliardici, boccali sporchi e chiazze di vomito. Ed i dislessici monologhi deliranti di chi, ubriaco fradicio, ha dimenticato come si usa il linguaggio ed a cosa serve; che non ha più niente da comunicare, ne vede e riconosce attorno a se degli interlocutori. Non si celebra più la vita, ma ci si ottunde per dimenticarla e maledirla nel buio claustrofobico e deserto delle proprie anguste pareti, fatte d’egoismo e autoreferenzialità; laddove soffoca per mancanza d’aria ogni scintilla d’amore

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1426. Natura umana

1426

Quando ci innamoriamo cominciamo a ricamare, con merletti di parole e pensieri, interi guardaroba di sontuosi abiti per l’oggetto dei nostri sentimenti e desideri; ma ben ci guardiamo, però, dal confezionargli almeno un paio di mutande

1424. Cinquanta strappi di eros, ovvero “Cinismo sull’inconsistenza”

1424

L’ultimo rotolo di carta igienica è quasi agli sgoccioli, o peggio…è finita! Allora si va al supermercato per prenderne dell’altra. Si arriva agli scaffali ed è un tripudio di marche e formati diversi. C’è chi si affida alle diciture sulla confezione, chi saggia durezza e ruvidità, chi bada alla lavorazione e alle decorazioni, chi alla quantità, chi al profumo, chi al numero di veli, chi alla convenienza. Ma la sostanza è che non c’è mai una vera e propria logica razionale nella scelta. Si sceglie quella che più ispira in quel dato momento, o ci si affida all’immaginazione, o al caso, o ci si accontenta di quel che passa il convento causa necessità. E’ perlomeno fastidioso farne a meno, e l’urgenza porta al rischio ed al salto nel buio, pur di portarsi un po di carta a casa. Incomincia il gioco della seduzione, si scarta il pacco e ci si perde in quell’attenzione e cura maniacale per studiare ed inizializzare il rotolo, per fare in modo che si apra e si dipani liberamente alle nostre esigenze. Così arriva il momento del “bisogno” in cui provarla, e li ci sbizzarriamo in tutte le nostre personali tecniche preferite di srotolamento, strappo, piegatura e utilizzo. E arrivano le valutazioni sulle caratteristiche fisico-meccaniche, e sugli effetti dello strofinamento sui nostri delicati orifizi. Poi l’inevitabile confronto con altre marche che abbiamo già usato, e poi il paragone con il nostro ideale ipotetico di carta igienica; che stranamente rimane sempre ben lungi dalla realtà. E mentre ci chiediamo sempre più insistentemente perchè non producano proprio il tipo di carta igienica fatta su misura per i nostri gusti, continuiamo a srotolare strappi in modo sempre più distratto, annoiato e svogliato. A volte persino pregando quel cazzo di rotolo si esaurisca presto, o chiedendoci impazienti e irritati perchè non sia ancora finito. In molti neppure resistono fino alla fine; nella frenesia della ricerca della perfezione e di provare altro, sostituiscono anzitempo con un altro tipo di carta quello in essere. E siccome si sentono in colpa per lo spreco, invece di buttarlo via lo appoggiano sul bordo della vasca, inutilizzato, a tempo indefinito… che non si sa mai si rimanga senza, può sempre tornare comodo nell’emergenza.

MORALE: pur essendo sempre cellulosa, c’è carta e carta. Nessuno si pulirebbe il culo col pergamino, e nessuno userebbe la Tenderly per scriverci sopra una storia. Ergo, anche gli scrittori(o i disegnatori) cagano, ma non hanno difficoltà a distinguere tra scopi ed esigenze diverse, ed a scegliere il tipo di carta più appropriata alla bisogna. Inutile cercare la Fabriano tra la Foxy e la Regina, deleterio ed infruttuoso scambiare Eros con Agape. A meno che, s’intende, rispecchiandosi nei postulati di Freud, non si riduca il senso della propria vita esclusivamente, ed in maniera consapevole, alle sedute al cesso ed al piacere effimero insito nella necessità fisiologica dell’evacuare. Dove nel qual caso, lo si tenga presente, una volta tirato lo sciacquone e disperso l’odore, nulla più rimarrà delle tante e faticate nostre “opere”

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L’amore ha fissato la sua dimora / nel luogo degli escrementi” (William Butler Yeats)

 

“Ecco alcuni che non altramente che transito di cibo, e aumentatori di sterco e riempitori di destri chiamarsi debono, perché per loro non altro nel mondo apare, alcuna virtù in opera si mette, perché di loro altro che pieni destri non resta” (Leonardo da Vinci)

 

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1296. Immor(t)ale

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Perso in un paio d’occhi
Ho fatto l’amore
Su quel bagnasciuga
Sempre inquieto
Dove finito ed infinito
Si danno clandestini
Eterno appuntamento
E mentre il tempo
Lavava, di sabbia scritti
I nostri nomi
Morivo a questo mondo
In quello sguardo
Per rinascer senza forma
Nel grembo d’una dea
E la chiamai casa