1460. Il bucato

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Nelle giornate più luminose, quelle in cui più oscure sono le ombre e le macchie risaltano impietose all’occhio. Quello è il tempo giusto per lavare l’anima nelle lacrime; e poi stenderla ad asciugare, al vento della vita ed al calore dell’amore

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1455. Brindisi tra Scrooge e Kali

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Kali: Troppi uomini sono come bottiglie dalle roboanti etichette e dal pessimo o scarso contenuto

Scrooge: Le donne sono vasi bellissimi e preziosi, dei Sacri Graal; peccato che per la maggior parte siano bucati ed incolmabili come bicchieri da osteria

“Buona Nascita” agli esseri umani di buona volontà!

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Il vuoto è in noi. Non è necessario produrlo. Basta trovarlo (Roger Munier)

Non c’è esistenza piú vuota a questo mondo di quella assillata dalla continua ricerca del divertimento propria di chi vive costantemente sull’orlo del precipizio della noia (Giovanni Soriano)

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1433. Acetilene

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Dei mancati speleologi del silenzio

Insensata claustrofobia è la noia

Rumorosa disabitudine alla voce

Che preclude le vastità del buio

Là, dove stilla la malinconia

 E gli immoti sotterranei laghetti

Di turbamento e meraviglia

Alla goccia trasaliscono

Là, sulle sponde dell’armonia

Dove solo gli invisibili

Lasciano un segno

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1424. Cinquanta strappi di eros, ovvero “Cinismo sull’inconsistenza”

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L’ultimo rotolo di carta igienica è quasi agli sgoccioli, o peggio…è finita! Allora si va al supermercato per prenderne dell’altra. Si arriva agli scaffali ed è un tripudio di marche e formati diversi. C’è chi si affida alle diciture sulla confezione, chi saggia durezza e ruvidità, chi bada alla lavorazione e alle decorazioni, chi alla quantità, chi al profumo, chi al numero di veli, chi alla convenienza. Ma la sostanza è che non c’è mai una vera e propria logica razionale nella scelta. Si sceglie quella che più ispira in quel dato momento, o ci si affida all’immaginazione, o al caso, o ci si accontenta di quel che passa il convento causa necessità. E’ perlomeno fastidioso farne a meno, e l’urgenza porta al rischio ed al salto nel buio, pur di portarsi un po di carta a casa. Incomincia il gioco della seduzione, si scarta il pacco e ci si perde in quell’attenzione e cura maniacale per studiare ed inizializzare il rotolo, per fare in modo che si apra e si dipani liberamente alle nostre esigenze. Così arriva il momento del “bisogno” in cui provarla, e li ci sbizzarriamo in tutte le nostre personali tecniche preferite di srotolamento, strappo, piegatura e utilizzo. E arrivano le valutazioni sulle caratteristiche fisico-meccaniche, e sugli effetti dello strofinamento sui nostri delicati orifizi. Poi l’inevitabile confronto con altre marche che abbiamo già usato, e poi il paragone con il nostro ideale ipotetico di carta igienica; che stranamente rimane sempre ben lungi dalla realtà. E mentre ci chiediamo sempre più insistentemente perchè non producano proprio il tipo di carta igienica fatta su misura per i nostri gusti, continuiamo a srotolare strappi in modo sempre più distratto, annoiato e svogliato. A volte persino pregando quel cazzo di rotolo si esaurisca presto, o chiedendoci impazienti e irritati perchè non sia ancora finito. In molti neppure resistono fino alla fine; nella frenesia della ricerca della perfezione e di provare altro, sostituiscono anzitempo con un altro tipo di carta quello in essere. E siccome si sentono in colpa per lo spreco, invece di buttarlo via lo appoggiano sul bordo della vasca, inutilizzato, a tempo indefinito… che non si sa mai si rimanga senza, può sempre tornare comodo nell’emergenza.

MORALE: pur essendo sempre cellulosa, c’è carta e carta. Nessuno si pulirebbe il culo col pergamino, e nessuno userebbe la Tenderly per scriverci sopra una storia. Ergo, anche gli scrittori(o i disegnatori) cagano, ma non hanno difficoltà a distinguere tra scopi ed esigenze diverse, ed a scegliere il tipo di carta più appropriata alla bisogna. Inutile cercare la Fabriano tra la Foxy e la Regina, deleterio ed infruttuoso scambiare Eros con Agape. A meno che, s’intende, rispecchiandosi nei postulati di Freud, non si riduca il senso della propria vita esclusivamente, ed in maniera consapevole, alle sedute al cesso ed al piacere effimero insito nella necessità fisiologica dell’evacuare. Dove nel qual caso, lo si tenga presente, una volta tirato lo sciacquone e disperso l’odore, nulla più rimarrà delle tante e faticate nostre “opere”

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L’amore ha fissato la sua dimora / nel luogo degli escrementi” (William Butler Yeats)

 

“Ecco alcuni che non altramente che transito di cibo, e aumentatori di sterco e riempitori di destri chiamarsi debono, perché per loro non altro nel mondo apare, alcuna virtù in opera si mette, perché di loro altro che pieni destri non resta” (Leonardo da Vinci)

 

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