Il ponte tibetano

ibisvesinet1910

La morte è il solo saggio consigliere che abbiamo. Ogni volta che senti, come a te capita sempre, che tutto va male e che stai per essere annientato, voltati verso la tua morte e chiedile se e vero; la tua morte ti dirà che hai torto; che nulla conta veramente al di fuori del suo tocco. La tua morte ti dirà: “Non ti ho ancora toccato”. La morte è la nostra eterna compagna. E’ sempre alla nostra sinistra, a un passo di distanza. Ti è sempre stata a osservare. Ti osserverà sempre fino al giorno in cui ti toccherà. Come ci si può sentire tanto importanti quando sappiamo che la morte ci da la caccia? La cosa da fare quando sei impaziente, è voltarti a sinistra e chiedere consiglio alla tua morte. Ti sbarazzi di un’enorme quantità di meschinità se la tua morte ti fa un gesto, o se ne cogli una breve visione, o se soltanto hai la sensazione che la tua compagna è lì che ti sorveglia. Devi chiedere consiglio alla morte e sbarazzarti delle maledette meschinerie proprie degli uomini che vivono come se la morte non dovesse mai toccarli. Tu ti senti immortale, e le decisioni di un uomo immortale possono essere cancellate o rimpiante o dubitate. In un mondo in cui la morte è il cacciatore, non c’è tempo per rimpianti o dubbi. C’è solo il tempo per le decisioni. Non importa quale sia la decisione, Non c’è cosa che sia più o meno seria di un’altra. Non capisci? In un mondo in cui la morte è il cacciatore non ci sono decisioni grandi o piccole. Ci sono solo decisioni che prendiamo di fronte alla nostra morte inevitabile.

Don Juan Matus

 

 

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1749. Deroga alla “legge” di attrazione: l’accettazione

wallup.net

La tua realtà non muta in base a ciò che vuoi o non vuoi, ma in funzione di ciò che sei e, soprattutto, di ciò che devi essere

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Quando gli dei vogliono punirci esaudiscono le nostre preghiere (Oscar Wilde)

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1674. Agli antipodi del credere, ovvero “Tutto il resto è fuffa”

1674

Spiritualità è nient’altro che la spinta verso l’ignoto che ci induce a conoscere e comprendere; la spregevole e capziosa ridenominazione post-illuminista, di quell’aspetto dell’amore che i greci chiamavano philos

Ed infatti la gran parte di coloro che si ritengono “spiritualisti” non lo sono affatto, mentre molti lo sono davvero senza neppure sospettarlo

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La cosa importante è non smettere mai di domandare. La curiosità ha il suo motivo di esistere. Non si può fare altro che restare stupiti quando si contemplano i misteri dell’eternità, della vita, della struttura meravigliosa della realtà. È sufficiente se si cerca di comprendere soltanto un poco di questo mistero tutti i giorni. Non perdere mai una sacra curiosità.

Albert Einstein

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1635. Ansia ansimante, ovvero “Se Peter Pan leggesse Barrie e Don Chisciotte, Cervantes”

1635

Tra le tante cose cui, per usare un eufemismo, “raramente” pensiamo, vi è la natura della cosiddetta “mente”. Per “mente”, noi intendiamo ed indichiamo la “mente associativa”, che per inciso non è l’unica di cui siamo dotati. Ma come funziona questa “cosa” che ci interfaccia con il reale e con cui, dandole eccessivo credito, finiamo per identificarci in toto? In maniera estremamente semplice: essa scompone la percezione in simboli rappresentativi, cui assegna, attraverso meccanismi di valutazione, un significato. Tutto qui, niente di più. Ma le considerazioni che ne conseguono sono alquanto inquietanti: (a) non abbiamo contatto diretto con la realtà oggettiva(compresi noi stessi!), ma solo con una delle molteplici possibili interpretazioni della sua rappresentazione psichica (b) questa rappresentazione, in quanto simbolica, è puramente virtuale; ossia può variare nel tempo cambiando semplicemente i significati dei simboli (c) gli esseri umani non vivono in un mondo uguale per tutti, ma ognuno nella propria rappresentazione soggettiva di esso. Allora cos’è la “complicazione”? Scambiare ciò che è soggettivo per oggettivo e tentare, inutilmente, di piegare la realtà oggettiva affinchè si accomodi a quella soggettiva. Ovvero, pur di negare di essere prigionieri delle nostre convinzioni, e quindi cercare una via d’uscita, preferiamo abbandonarci alla furia folle e pretenziosa di far rientrare l’intera esistenza nella nostra cella per poterne avere il controllo. L’assurda impresa, ovviamente impossibile da realizzarsi, cui dedichiamo, sprecandola, l’intera nostra vita; l’infruttuosa e cruenta lotta per la “felicità” alla radice di ogni infelicità

Mariantonietta inspired

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E’ più facile spezzare un atomo che un pregiudizio

Albert Einstein

Commenti disabilitati su 1635. Ansia ansimante, ovvero “Se Peter Pan leggesse Barrie e Don Chisciotte, Cervantes” Pubblicato in: citazioni, retorica

1626. Osservatorio cinico

1626

Il significato di “insegnare” è: imprimere un segno. Il che varrebbe anche a descrivere la marchiatura dei capi di bestiame per stabilirne la proprietà. La qual cosa, in effetti, corrisponde in maniera inquietante agli obiettivi dei sistemi educativi in voga da secoli. D’altronde, l’allargamento dell’accesso all’istruzione alle masse sembrerebbe confermare, anzichè smentire, come la maggior parte dell’umanità, pur avendone i mezzi, non si elevi neppure di una spanna dalla pura animalità. Ed anche se in grado di conseguire diplomi, lauree e dottorati non è altresì in grado di mettere in fila due pensieri senza ricorrere ad un manuale contenente istruzioni, ne di gestire imprevisti ed eccezioni; tantomeno di essere coerentemente logica e creativa. Gli insegnanti(quelli per vocazione, non i mestieranti) hanno la responsabilità di tener conto di questa realtà, cruda e scomoda quanto si vuole ma pur sempre realtà, e di impedire che il talento venga soffocato dall’incipiente erbaccia. Lasciar perdere il nozionismo, e piuttosto trasmettere il proprio amore per la conoscenza; questo è il segno da lasciare, perchè solo la curiosità accende la fiamma del sapere. E finchè anche una sola spiga riuscirà a crescere e generare ci sarà ancora speranza di non soccombere al buio della più totale e assoluta ignoranza, anche e soprattutto da quella imbiancata d’erudizione.

La coscienza si nutre di punti interrogativi, non di punti esclamativi

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Secondo la nostra consuetudine il compito dell’educazione consiste nel dire agli altri ciò che ci è stato detto. Vorrei che ogni precettore correggesse questo metodo e che, sin dall’inizio, secondo le reali possibilità dell’allievo affidatogli, cominciasse a metterlo alla prova facendogli apprezzare da solo le cose, inducendolo a sceglierle e a discernerle autonomamente, ora aprendogli la via, ora lasciando che se la apra da solo. Non vorrei che il precettore parlasse soltanto lui ma che, a sua volta, ascoltasse il discepolo. Socrate, e dopo di lui Arcesilao, avevano l’abitudine di far parlare prima i discepoli e solo dopo parlare loro. «L’autorità dei maestri – diceva Cicerone – nuoce spesso a coloro che vogliono imparare»

Michel de Montaigne

1601. Communio mystica

1601

Tutta l’erudizione e l’intelligenza del mondo non valgono un singolo guizzo d’intuizione; quell’attimo in cui l’anima si desta e comprende nell’essere compresa

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Possiamo affermare con certezza che l’universo è tutto esso centro, o che il centro dell’universo sta dappertutto e la sua circonferenza in nessun luogo

Giordano Bruno

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1597. Dietro lo schermo, niente

1597

L’intimità della realtà è inviolabile alla comprensione dell’intelletto; si può anzi affermare sia proprio l’intelletto, con il suo indomito meccanicismo nel ricondurre ogni cosa a categorie e schemi precostituiti, la cagione della dicotomia tra gli “oggetti” che compongono il reale. Letteralmente esso li crea, traendoli arbitrariamente dall’insieme per ricondurli al particolare; così facendo calando quel velo che rende invisibile ed incomprensibile il senso delle relazioni tra di essi, che costituisce la natura ultima dell’esistente

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Entrai e in dieci secondi compresi perché Princeton era il posto giusto per me. Interruttori pendevano dai cavi, l’acqua del raffreddamento sgocciolava dalle valvole, la stanza era tutta in disordine. Mi ricordò il mio laboratorio a casa. Realizzai all’improvviso perché a Princeton si ottenevano risultati: si lavorava con lo strumento, si costruiva lo strumento, si sapeva il posto di ogni cosa e come ogni cosa funzionava

Richard Feynman

Le invenzioni d’ignoto richiedono forme nuove

Arthur Rimbaud

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