2014. Effettualità

Cerchiamo negli altri le prove della nostra esistenza

E cerchiamo negli altri degli indizi sulla nostra natura. Ma, di concreto e definitivo, nessuno trova mai niente. Qualcuno a volte scavando più a fondo trova, sì… IL Niente. E scopre che è proprio e solo questo suo eterno, immane, caleidoscopio gioco di specchi, di immagini e ombre che si interrogano, scrutano e rincorrono a vicenda, a costituire, del Niente, la parvenza d’una sostanza

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2011. Il tallone della gallina

Pensare a qualcosa sembra essere l’attività più banale al mondo. Se per esempio decidete di pensare, che so, ad una gallina… puff, eccola la emergere immediatamente vivida nella vostra immaginazione. Già, ma come si formula e si esplica la volontà di pensare proprio ad una gallina? Cosa c’è a monte del pensiero conscio? Prima di pensare ad una gallina, dovreste pensare di pensare ad una gallina, ma prima ancora dovreste pensare di pensare di pensare ad una gallina e così via all’infinito senza riuscire, come nel paradosso del piè veloce Achille, ad afferrare mai la radice, che siamo convinti affondare nella volontà, da cui ogni singolo pensiero si diparte. A rigor di logica, quindi, sarebbe impossibile pensare in maniera volitiva, così come per Achille raggiungere la tartaruga; eppure pensiamo! Ma è davvero così? Oppure percorriamo, come la puntina di un vecchio giradischi, il solco di un determinismo le cui concause ci sono inaudibili, ed in cui i pensieri ci vengono incontro già preconfezionati e corredati della convinzione di esserne noi gli artefici? Se c’è una cosa a cui gli scienziati si stanno lentamente e di malavoglia rassegnando, è l’irriducibilità della presenza dell’indeterminazione in ogni cosa. E curiosamente il primo ad accorgersene, Heisenberg, era un determinista convinto ed incallito. Sono dunque le facoltà umane del libero arbitrio e della capacità creativa fatte salve e dimostrate? Oppure anche l’indeterminazione stessa è già preincisa sul vinile del destino ad illuderci di una libertà d’azione inesistente?

Pensateci

2009. Autodimostrazione d’inconsapevolezza

Se mettessero un qualsiasi essere umano di fronte alla possibilità di scegliere tra l’essere un dio od una pecora, è evidente che egli sceglierebbe indubitabilmente e senza pensarci un attimo di essere un dio; e questo è esattamente il motivo per cui egli è, e sarà, condannato a rimanere irrevocabilmente pecora. La differenza tra un dio ed una pecora, è che un dio sa sempre quello che fa mentre invece una pecora no. Ed ecco che una scelta, così poco accorta, tradisce e svela inoppugnabilmente la reale natura dell’essere umano