1849. Il lavatoio

1849

Era li, nascosto sotto una bassa tettoia di cemento grezzo, il lavatoio. Taciturno e deserto. Le vasche asciutte, un deposito di immondizia. Le lastre, levigate dall’uso, deturpate dalla noia dei vandali. Non s’udiva più il ruscellare dell’acqua, ne lo sbattere dei panni sui bordi obliqui. Eppure, nel silenzio riuscivo ancora ad ascoltare la voce flebile di fantasmi d’altri tempi, a vedere nell’ombra le ombre d’altre vite. Le voci, meste e allegre delle lavandaie, le storie che si mischiavano le une con le altre. I pettegolezzi a bassa voce, gli schiamazzi dei bambini, le urla delle madri a redarguirli, i canti ed i litigi. I commenti alle notizie, ai grandi dolori, alle piccole gioie; e le anteprime succulente portate dalle donne a servizio di qualche famiglia benestante. Vedo l’ancheggiare, sinuoso e fascinante, sotto il peso delle ceste, in bilico su teste acconciate, le spesse scialli ed i fazzoletti ricamati d’inverno, ed i seni prosperi prorompere dalle scollature delle camicie in estate. I commenti indelicati degli uomini di passaggio alla vista dei gonnelloni rivolti al cielo, a nascondere abbondanze immaginate, ed i sorrisi di compiacimento per quei goffi complimenti, celati da dissimulata indifferenza. Le ragazze maliziose che fingono di non vedere i corteggiatori appoggiati al muro un po più in la, le sbirciatine di sottecchi e gli ammiccamenti con le amiche. I ragazzini, svogliati ed imbronciati, mandati a prendere l’acqua, che si perdono nei meandri del tempo e dei vicoli all’incontrarsi tra loro. Ancora li, muto impassibile testimone, il gancio arrugginito a cui s’appendevano i secchi, generazione dopo generazione. Ed è qui, proprio qui, in questo luogo ormai sconsacrato, che s’attingeva ciò che era essenziale alla vita… e che non era solo acqua. Un senso di malinconia e di riverenza mi induce a tacere, ed a chiedermi se potrà mai sopravvivere, e per quanto, una pianta senza radici

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14 risposte a “1849. Il lavatoio

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