1846. La tua vita senza di te

1846

Se ti annunciassero che entro due mesi sarai certamente morto, cosa desidereresti al di sopra di ogni altra cosa, se non di rallentare il tempo il più possibile? E come potresti farlo altrimenti, se non riponendo la massima attenzione ad ogni attimo ed azione? Spontaneamente, inconsciamente, istintivamente, siamo già programmati per associare la felicità e la pienezza della vita alla lentezza. Quella lentezza che consente di assaporare il gusto di ogni momento, di trasformare ogni grezza emozione in pensiero, intuizione, creatività. Quella lentezza indispensabile per imparare e conoscere; e per fare progetti. Quella lentezza in cui, solo, s’esprime la sensibilità all’estetica, ed alla relazione con tutto ciò che è altro da noi; finànco il piacere, finànco il perdono. Quella lentezza di cui ci terrorizzano le profondità, che abbiamo dimenticato con cosa riempire, di cui non vogliamo ascoltare la verità…
Quale verità!? Che una vita basata sulla rincorsa al desiderio, cui sottende un eterno senso d’urgenza, di fretta, di proiezione verso un futuro intangibile a velocità sempre più sincopata, ci conduce esattamente agli antipodi della felicità concreta, cui preferiamo surrogare inseguendo ideici miraggi ingannevoli, cangianti ed inafferrabili. Cosìcchè, fuggendo dall’angoscia della morte, finiamo infallibilmente per fuggire dal senso del vivere. Piombando dritti dritti in un altra angoscia, quella si incurabile, giganteggiante, spietata: quella del tempo perduto

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12 risposte a “1846. La tua vita senza di te

    • chi, gli ubriaconi? Bisognerebbe si riguardassero “Non ci resta che piangere”. Benché datato è un film che mostra bene il divario tra una modernità virtuale, ideica, emozionale, ed un passato estremamente pragmatico, in altri ritmi di vita. Benigni “ragiona” con la pancia, Troisi col cuore, ma nessuno dei due riesce più ad usare la testa. Serve un apparentemente tardo di comprendonio Leonardo, con i suoi tempi lenti, per realizzare un idea. Altra scena emblematica del diverso rapporto col tempo tra l’ uomo moderno che va sempre di fretta e l’antico è questa:

      insomma, un filmetto che sembra leggero, ma che è invece una impietosa denuncia simbolica… e gli smartphone dovevano ancora arrivare

      • un bellissimo film molto tragicomico.
        un po’ come i film di paolo villaggio. ora che è venuto a mancare, che si è avuta l’occasione di rivederli quasi tutti, mi sono resa conto di quanto fosse avanti l’idea che villaggio aveva dell’uomo moderno, tristemente profetico, comicamente attuale. si ride a denti stretti.

        • guarda, visto che hai nominato Villaggio, a dirla tutta “Il segreto del bosco vecchio” in cui recita da dio, è perfettamente in linea con il mio post 🙂
          un altro film meraviglioso, che riesce a far rivivere i bioritmi del passato, è “Magnificat”… ma è tutt’altro che leggero

  1. Era con te che si parlava di sintropia? La sintropia è vita, non morte… il problema è reimparare ad essere lenti e a cercare più che trovare, a guardare più che a vedere… qyalcosa di leggerino che ci rilassi dall incombenza di lucifero? Ma poi… chi da i nomi al caldo e al freddo… ma poi perché? ☺

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