1846. La tua vita senza di te

1846

Se ti annunciassero che entro due mesi sarai certamente morto, cosa desidereresti al di sopra di ogni altra cosa, se non di rallentare il tempo il più possibile? E come potresti farlo altrimenti, se non riponendo la massima attenzione ad ogni attimo ed azione? Spontaneamente, inconsciamente, istintivamente, siamo già programmati per associare la felicità e la pienezza della vita alla lentezza. Quella lentezza che consente di assaporare il gusto di ogni momento, di trasformare ogni grezza emozione in pensiero, intuizione, creatività. Quella lentezza indispensabile per imparare e conoscere; e per fare progetti. Quella lentezza in cui, solo, s’esprime la sensibilità all’estetica, ed alla relazione con tutto ciò che è altro da noi; finànco il piacere, finànco il perdono. Quella lentezza di cui ci terrorizzano le profondità, che abbiamo dimenticato con cosa riempire, di cui non vogliamo ascoltare la verità…
Quale verità!? Che una vita basata sulla rincorsa al desiderio, cui sottende un eterno senso d’urgenza, di fretta, di proiezione verso un futuro intangibile a velocità sempre più sincopata, ci conduce esattamente agli antipodi della felicità concreta, cui preferiamo surrogare inseguendo ideici miraggi ingannevoli, cangianti ed inafferrabili. Cosìcchè, fuggendo dall’angoscia della morte, finiamo infallibilmente per fuggire dal senso del vivere. Piombando dritti dritti in un altra angoscia, quella si incurabile, giganteggiante, spietata: quella del tempo perduto

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1845. Frattali immanifesti

1845

Quel che sono giace, tra le graffe del tempo e le quadre dello spazio. Sono l’incognita d’una funzione complessa, di cui tutti i parametri mi sono sconosciuti tranne due: zero e infinito. Sono il pedissequo ricalcolo d’un numero irrazionale aperiodico. Sono l’approssimazione costante dell’estensione del mio essere, nel campo sterminato del non-essere; là, nel non-luogo, dove incubano e germinano tutte le possibilità

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1841. Driiiiiiiiiiiiiinnnnnn….

1841

Sognare: il gratta e vinci che ti farà diventare ricco, un lavoro gratificante e poco faticoso, un posto paradisiaco dove vivere, mille partner con cui sfogare la libidine, oppure solo uno ma perfetto, l’oggetto magico da avere e che ti renderà felice, di diventare ciò che non sei, di cambiare il mondo e i suoi abitanti, di essere invidiato, ammirato, desiderato, ringraziato, ubbidito, servito, amato incondizionatamente, ed a prescindere, dall’intera umanità. Sognare, sognare, sognare, leggendo libri o sfogliando riviste, guardando film o ascoltando canzoni, abbindolati dalle reclame o da una romantica poesia, andando in chiesa o alla sede di partito, studiando filosofia o abbracciando alberi, frequentando un corso sull’accettazione o uno sul dominio, o per colmo magari, su “consapevolezza”, “risveglio” ed empatia, facendo gli eremiti o disperdendosi in un gruppo, “meditando” staticamente o sfinendosi in discoteca, con una dose di eroina o con lo psicofarmaco prescritto dal dottore, con un cartone di tavernello o con un fucile in mano, con una dichiarazione d’amore o con una chat erotica, facendo “tantra” o frequentando locali di scambisti. E così via discorrendo in infinite varianti
Ma possibile mai non vi rendiate conto che i sogni vi mangiano la vita in vostra assenza? E la vita benevolmente continua a prendervi a schiaffi pur di svegliarvi. E voi giù a dire invece che la vita fa schifo, che è cattiva, a girarvi sull’altro lato per riaddormentarvi. Ma la vita che vi abita non demorde e non s’arrende, cerca di raggiungere i propri scopi con ogni mezzo, di farvi comprendere, e vi colpisce sempre più forte per il vostro bene. E voi, che non lo capite, vi affogate di aforismi su quanto è bello sognare, che non c’è di meglio nell’esistere dell’essere in stato di incoscienza. Che bella ninna nanna di merda che vi cantate e vi fate cantare! Nel frattempo la vita ci va giù sempre più pesante, e comincia a regalarvi perdite, incidenti, malattie invalidanti, od un bel cancro; l’extrema ratio pur di tirarvi fuori dal sonno mettendovi di fronte alla realtà di un tempo limitato. Allora, solo allora, di fronte al terrore della fine, alla certezza di un domani incerto, la maggior parte di noi si ridesta e si accorge che la vita non era affatto un sogno illimitato e controllabile, e di quanto ha sprecato di se senza costrutto ne emendamento in base a questa convinzione. C’è davvero bisogno di arrivare a tanto? Non è possibile forse rendersene conto ben prima di arrivare agli sgoccioli delle possibilità? Allora, cominciate a fare una pira di tutti i “buoni” consigli che i “buoni maestri” vi offrono (dis)interessatamente, dei loro manuali iperglicemici o pedanti quanto arroganti, e bruciateceli sopra in contumacia. Dubitate, sperimentate, verificate: siateci nelle vostre azioni, prima, durante e dopo. Usate il cervello e non fatevi usare da esso; o tramite esso da estranei. Ricordate che la speranza è un oppiaceo zombizzante, che c’è un unico modo di vivere davvero: DISPERATAMENTE

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