1766. Fughe immaginarie dalla felicità virtuale

1766

Forse mi manca un altro tempo, uno di quelli che la morte era sempre dietro l’angolo per farti capire cos’è la vita. Uno di quelli in cui ti stringevi ai tuoi vicini perchè altrimenti non saresti sopravvissuto. Uno di quelli in cui a sera ringraziavi Dio per avere un compagno accanto, dei figli sani, le braccia degli amici. Un tempo in cui il dolore univa in un amore forse poco romantico ma concreto, e la famiglia era un rifugio sicuro. Un tempo in cui le emozioni non potevano essere simulate o dissimulate. Uno di quelli in cui non dovevi cercarti per sapere chi sei, e la sedicenza non era un valore spendibile. Un tempo in cui erano mani, cuore e testa la tua ricchezza più grande, e la tua testimonianza di fronte al mondo

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22 risposte a “1766. Fughe immaginarie dalla felicità virtuale

  1. sai… ieri in un impeto di nausea ho deciso di chiudere il blog. poi “qualcuno” mi ha convinta semplicemente a renderlo privato e cosi ho fatto. tutta questa virtualita fatta di avatar piu o meno farlocchi, identità inventate ad hoc, proselitismo autoreferenziale e professori del nulla mi nauseano. e mi terrorizza essere trasparente in un mondo di farlocchi. quello che veramente vale e l anelito alla riconquista di tempo e valori veri, magari semplici e apparentemente banali. la selezione dei rapporti. la profondita anziche l estensione. insomma, bel post. 😘😘😘

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