1635. Ansia ansimante, ovvero “Se Peter Pan leggesse Barrie e Don Chisciotte, Cervantes”

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Tra le tante cose cui, per usare un eufemismo, “raramente” pensiamo, vi è la natura della cosiddetta “mente”. Per “mente”, noi intendiamo ed indichiamo la “mente associativa”, che per inciso non è l’unica di cui siamo dotati. Ma come funziona questa “cosa” che ci interfaccia con il reale e con cui, dandole eccessivo credito, finiamo per identificarci in toto? In maniera estremamente semplice: essa scompone la percezione in simboli rappresentativi, cui assegna, attraverso meccanismi di valutazione, un significato. Tutto qui, niente di più. Ma le considerazioni che ne conseguono sono alquanto inquietanti: (a) non abbiamo contatto diretto con la realtà oggettiva(compresi noi stessi!), ma solo con una delle molteplici possibili interpretazioni della sua rappresentazione psichica (b) questa rappresentazione, in quanto simbolica, è puramente virtuale; ossia può variare nel tempo cambiando semplicemente i significati dei simboli (c) gli esseri umani non vivono in un mondo uguale per tutti, ma ognuno nella propria rappresentazione soggettiva di esso. Allora cos’è la “complicazione”? Scambiare ciò che è soggettivo per oggettivo e tentare, inutilmente, di piegare la realtà oggettiva affinchè si accomodi a quella soggettiva. Ovvero, pur di negare di essere prigionieri delle nostre convinzioni, e quindi cercare una via d’uscita, preferiamo abbandonarci alla furia folle e pretenziosa di far rientrare l’intera esistenza nella nostra cella per poterne avere il controllo. L’assurda impresa, ovviamente impossibile da realizzarsi, cui dedichiamo, sprecandola, l’intera nostra vita; l’infruttuosa e cruenta lotta per la “felicità” alla radice di ogni infelicità

Mariantonietta inspired

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E’ più facile spezzare un atomo che un pregiudizio

Albert Einstein

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