1366. Abissi

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E prima o poi ci si scontra con l’evidenza che non esistono legami inscindibili, e non essendo alcun legame inscindibile si è costretti ad ammettere in essi non vi sia contenuto d’oggettività. Ci si trova, sconfitti dall’incomunicabilità, di fronte ad un indubitabile verità: siamo monadi sigillate nel solipsismo, e non vi è nulla di più terrificante di questa irrimediabile constatazione. Ma allora cos’è un legame? È forse solo il tacito accordo tra due enti di recitare la parte che l’altro desidera? È farsi schermo delle reciproche proiezioni, che si risolve in una sorta di autodialogo consolatorio con un personaggio fittizio creato ex-nihilo, per lenire vicendevolmente la realtà della più assoluta delle solitudini? Solitudine in cui ci si scopre senza identità, importanza, utilità, ruolo e scopo. Allora amare qualcuno per ciò che è, o più genericamente amare l’altro, sarebbero affermazioni prive di senso; l’altro si rivelerebbe come puro mezzo che non contiene un fine, se non assegnato arbitrariamente ed aleatoriamente, che non sia la sussistenza e sopravvivenza del nostro ego, della nostra persona, delle nostre maschere. E quando una relazione termina, cos’è che ci manca? Ci manca davvero PROPRIO QUELLA persona, o piuttosto uno schermo qualsiasi su cui continuare a proiettare i nostri ideali? Fa paura l’abisso…

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1363. Marivaffanguru

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Alla base del pensiero speculativo c’è il linguaggio, e alla base del linguaggio c’è la necessità di descrivere il reale. E per descrivere il reale sono indispensabili gli aggettivi. Ma utilizzare aggettivi equivale a valutare. Ergo, il “Tutto è Uno” ovvero il relativismo contrapposto al dualismo, ha come motto il “non giudicare”, che tanto va di moda oggigiorno, non può essere concetto realizzabile intellettualmente, perché paradossalmente rappresenta il nichilismo stesso della mente. Dietro questa palese ipocrisia utopica c’è di vero la possibilità dell’addivenire all’intuizione individuale, che trascende la dimensione in cui siamo immersi, ma che perciò in un astratto regno interiore ed incomunicabile rimane e permane, suggerendo all’autentico saggio illuminato di essere cauto ed avaro di parole riguardo questo argomento. La falsa spiritualità spinge invece con suadenti quanto inconsistenti argomenti(da dare in pasto proprio all’intelletto, sic!) a far passare la mente come un inutile orpello, mentre invece essa è lo strumento principe, quando e se ben usato, per generare consapevolezza. Come si potrebbe rendere utile l’esperienza nel duale spegnendo l’unico mezzo possediamo per dargli senso? L’alternativa è l’innocenza inconsapevole ed istintiva dell’animalità… e da questo punto di vista, bisogna riconoscere siamo a buon punto con la “spiritualizzazione” dell’umanità(Lol). Chiedetevi perché nessun “guru” newagiano vi stimoli mai a pensare bene, ma piuttosto vi inviti al non-pensiero, magari al contempo infarcendovi di “verità” preconfezionate, e perché insista tanto sul fatto il tempo non esista e non abbia valore, quando il tempo è proprio la dimensione in cui si esercita il pensare. Stranamente metodi ed obiettivi molto simili a quelli che utilizza il potere con i suoi schiavi: sovraccarico di informazioni, possibilmente seducenti, contraddittorie e inutili, stimolazione degli istinti legati alla concupiscenza ed all’alienazione nonché delle pulsioni puramente emozionali, e sottrazione del tempo, diretta, o indiretta costringendo alla dispersione in attività inutili e/o superflue, quando non addirittura deleterie. Il tutto per non permettervi di riflettere, per rendervi automi, che non agiscano ma reagiscano automaticamente alle suggestioni del caso più utili al pifferaio. Ricordatevi che pensare non è leggere ed immagazzinare un milione di libri di pensieri altrui, ma chiedersi più perché possibili, anche e soprattutto rispetto alle piccolezze inosservate del quotidiano, trovarsi da soli le risposte e poi dubitare di quelle risposte, in un continuo divenire coscienziale

Dubito, quindi penso (Fernando Pessoa)

1362. La trappola

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Che gli occhi siano specchio dell’anima è affermazione veritiera che descrive il più subdolo e pericoloso inganno; perché è infatti la propria anima che si scorge riflessa negli occhi dell’altro e non, come si è invece illusoriamente convinti, la sua