1263. Yoru no kaigan {Riva notturna}

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Soave respira nel canneto la notte
Ebbro è il mirar, nei mobili riflessi
Ed un cor, lieto canta, amor di luna

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1259. Ritratto di donna

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Sei il miraggio di te stessa
Perso in un labirinto di vanità
Vittima incosciente e illusa
Dei tuoi troppi desideri
Di troppo esser desiderata
Sottomessa a brama stessa
D’esser oltremodo ambita
Ti adorni di morti trofei
Che il tempo inghiotte
Sprezzante regina del nulla
Ad ogni tua conquista è un vuoto
Un altro pezzo smarrito d’Anima
Una nuova disperazione
Su cui ripiegarti e implodere
Per orgoglio mai lo ammetterai
Per orgoglio mai pace troverai
Continuerai a inseguir rovina
Travestita da tronfio trionfo
Finché un giorno lo specchio
Ti dimostrerà che avevi torto
Vuote mani rugose, spenti occhi
E lancette, a segnare “troppo tardi”

1257. Lo qu’io

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È come fosse un sonniloquio
Quando con me stesso colloquio
Un vaniloquio in cui sproloquio
Lungo sommesso ventriloquio
Che spesso sfiora il turpiloquio
Sembrerebbe puro stoltiloquio
Ma è poi da questo soliloquio
Nasce eloquio del breviloquio