0895. Azzurro

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Aerei e liquidi
Pensieri lucidi e muti
Cieli vergini
Abissi luminosi
Galleggio e nuoto e volo
Mi confondo
Sull’orizzonte dello sguardo
Azzurro è l’Infinito

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0894. Statistiche

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È un dato di fatto, nessuno presterà tanta attenzione nei nostri riguardi quanto chi vorrebbe essere come noi; e di questi, nessuno ci denigrerà tanto, quanto chi sa di non potere

0893. Guidando

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C’è chi in macchina è estremamente aggressivo, e chi si perde totalmente nelle proprie fantasie; per azzardo o per distrazione, rischiano entrambi l’incidente, incuranti del circostante. C’è poi invece chi guida attento e calmo, e si gode il viaggio.

0889. Il suonatore di ghironda

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Mentre passeggio, una musica mi richiama dalle profondità del pensare. Volto lo sguardo in quella direzione e scorgo un piccolo capannello di persone. Mi avvicino e mi unisco agli altri. Tutti in semicerchio, e mi chiedo secondo quale legge ci si disponga naturalmente ad una specifica distanza dagli artisti di strada che si esibiscono. Forse sarebbe importante misurarla, chissà. Eccolo, l’artista, un uomo senza età e senza identità; capelli lunghi brizzolati e barba a camuffarne i lineamenti. Occhi saettanti, inafferrabili, mani agili e rugose. Vestito sdrucito e scuro, con sopra una palandrana di lana del ricordo del bianco; rammendata e colma di toppe, come la veste dei sufi. Gli stivali di pelle che battono e raccontano la storia di un viaggio interminabile. Sta seduto su di un basso scranno e sembra, nel suo non possedere nulla, nel suo non avere una casa, nel suo distacco ieratico, il Signore del Mondo. Davanti a lui, in terra, un basco sformato pronto a raccogliere la scarsa gratitudine umana ed un bastone che sembra fatto della stessa essenza della sua pelle. Ha un bizzarro strumento in braccio, che mentre lo osservo suonare suscita curiose allegorie nella mia immaginazione. Vedo la mano girare la manovella, mettere in moto la ruota; e mi sembra di veder creare il Tempo stesso, ritmo circolare ed Eterno. La ruota mette in vibrazione le corde che costituiscono la trama della Realtà, e l’altra mano pigia i tasti delle Leggi Universali, intenta a tradurre le idee in musica; alla creazione armonica infinita, con poche note combinate e ricombinate, di qualcosa sempre nuovo e bello. Bisognerebbe vederlo quest’uomo, studiarne le espressioni, totalmente rapito ed estasiato mentre partorisce ed esplora i propri mondi interiori e tenta di narrarli. I suoi sensi sono rivolti a percepire una dimensione altra, non è più di questo mondo; non ha più nome ne biografia…
Le melodie si dipanano, amplificate dalla grande cassa armonica, dallo spazio concettuale in cui è racchiuso l’esistente, e magicamente gli spettatori in qualche modo ipnotizzati, ne riecheggiano emozionalmente i temi. Sorrisi seguono composizioni sentimentali, sguardi corrucciati quelle austere, occhi lucidi le malinconiche, movimenti ritmati del corpo le gioiose. E quando la musica brevemente si interrompe, li vedi confusi, non riescono a capire se si sono ridestati o stanno per addormentarsi, in bilico sulla linea che separa due fantasie; la consapevolezza dall’incoscienza.
Oggi, ne sono certo, ho visto Dio suonare la ghironda

Quando nei confronti dei rapporti umani si fa uso dell’armonia, del ritmo e della comprensione intima dell’altro, ciò è come far della musica. (Platone)