0606. Daisy

0606

In mezzo ad un cespuglio di rose rosse, nacque per caso una margherita. Una margherita che crebbe nella convinzione di essere anch’essa una rosa.
Finché un bel giorno, un ape pettegola, non le svelò la verità canzonandola. Lei, che conosceva solo rose, prese molto male la notizia della propria diversità. Si disperò e si disperò finché non le sovvenne una strana idea. Chiese quindi ad un bruco di ritagliarle le foglie, alle farfalle di ridipingerle il bianco ed il giallo con la polvere delle loro ali, ad un ragno di legarle insieme stretti i petali, e ad una vespa di costruire delle spine lungo il suo stelo. Si rallegrò oltremodo della propria genialità, adesso che finalmente somigliava ad una rosa. L’orgoglio le imponeva di manifestare soddisfazione! E questo lasciò trasparire, con continui proclami di ipocrita felicità, alle sue compagne rose. Nonostante ciò, qualcosa nel suo animo non smetteva di tormentarla di tristezza. Ma invece di soffermarsi ad ascoltare cosa quel dolore avesse da dirle, decise di ignorarlo ed esorcizzarlo. Passò così l’intera sua esistenza a declamare a chiunque vi si imbattesse, con toni vieppiù accesi, quanto le rose fossero più belle di tutti gli altri fiori. Soprattutto, neanche a dirlo, delle orribili margherite.
Giunse alfine il giorno della dipartita per il nostro fiorellino. Dopo il trapasso ella andò difilato a bussare al paradiso delle rose, ma non la fecero entrare; le dissero che era una rosa troppo bizzarra e diversa da loro per star lì. Allora amareggiata e riluttante si recò al paradiso delle margherite. Ma anche qui, purtroppo per lei, non ci fu nulla da fare; intanto non sembrava affatto una margherita, inoltre aveva speso l’intera vita a parlar male di loro.
Senza un posto in cui stare, quella margherita ora fluttua, eternamente sola, nell’oscuro regno che si stende tra l’essere ed il non-essere: fantasma senza identità.
E dire, che in vita, le era stato dato d’essere una margherita di rara bellezza…

*     *     *

In tutto il mondo la gente arriva ai limiti dell’assurdo per evitare di confrontarsi con la propria anima. (Carl Gustav Jung)

*     *     *


(Daniele Groff – Daisy)

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19 risposte a “0606. Daisy

  1. ci sarà pure un paradiso per le anime in pena…credo abbiano lo stesso diritto ad averne uno di quello delle rose o delle margherite… 🙂

  2. mmm, interessante, nemmeno io credo ai paradisi o inferni e al momento non so se credo nella seconda parte a cui credi tu… 🙂

    • non è tutto oro ciò che brilla…. nel caso fosse vero, significherebbe rientrare nel medesimo inferno che ci si è costruiti, e che si è lasciato, per tentare di trasformarlo in un paradiso.
      una gran bella gatta da pelare karma e dharma 🙂

  3. Pingback: Daisy | chiediloamanu

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