0291. Esorcismo

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Devo liberarmi finalmente da una maledizione che mi sono autoimposto per esercizio di arroganza. Metto a disposizione di CHIUNQUE passi del materiale che mi ha perseguitato per troppo tempo. Che il Destino faccia il suo corso…

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0288. Accontentarsi?

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Quale orribile significato abbiamo attribuito al termine “accontentarsi”, facendone un sinonimo di rinuncia verso ciò che desidereremmo in favore di qualcosa ritenuto quasi insignificante solo perché più a portata di mano. Accontentarsi a me pare invece abbia più a che fare con lo smettere di inseguire illusioni per cogliere appieno la realtà che ci circonda; un andare oltre la superficie apparente delle cose per scoprire il vero valore in esse celato e da noi bellamente ignorato. Il passaggio dalla convinzione di essere poveri alla consapevolezza di essere ricchi

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0285. AIUTOOOOOOO….

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C’è un unica cosa davvero inconcepibile e raccapricciante per il mio Essere, ed è la facoltà di  un individuo umano di intendere un altro individuo umano, di rapportarsi con Lui, nei termini di puro e semplice oggetto, poco importa se di piacere o di crudeltà o di utilità. E di conseguenza riducendo a sua volta se stesso ad un altro oggetto. E’ al di fuori delle mie capacità comprendere come si possa relarsi con chicchessìa senza una benchè minima spinta emozionale interiore verso lo specifico Soggetto, verso la sua PERSONA, che si tratti di odio o di amore, di empatia o di puro richiamo a conoscere e condividere. Un killer che freddamente spara a chi non conosce, una donna che si sposa per convenienza, un uomo che va a prostitute, un ragazzo o una ragazza che in discoteca si accompagnano con qualcuno di cui non conoscono neppure il nome, per “divertimento”, solo per citare pochissimi esempi, sono episodi di vita quotidiana a me, da sempre, totalmente avulsi ed incomprensibili. Eppure l’umanità intera mi dimostra che tutto ciò, non solo è possibile, ma fa parte della normalità. Perchè non si pensi io stia facendo del cieco bigottismo o del facile moralismo da bacchettone, ammetto di aver desiderato diverse volte anche per me questa capacità, e sono arrivato altrettante volte a mettermi alla prova dei fatti. Ma niente! Nessun bisogno, nessun desiderio, nessuna opportunità, e neppure litri di alcool sono mai stati sufficienti a farmi dimenticare della mia Dignità e di quella di chi avevo di fronte a me. Ordunque, non mi permetterei mai di esprimere un giudizio sull’altrui comportamento, tantopiù in considerazione del fatto che essendo tali atteggiamenti universalmente diffusi vien da se dimostrato, e senza ombra di dubbio alcuno, che l’alieno del caso sono io. Il senso di questo post si limita quindi all’esigenza di utilizzarlo per esprimere una pubblica e personalissima supplica:

Se qualcuno lassù, sorvolando con un disco volante l’Italia nel Maggio del 70 avesse smarrito un bimbo, sarebbe pregato si facesse vivo e che, per carità, mi riportasse al più presto possibile sul mio pianeta, in mezzo alla mia gente.
Sentitissimi ringraziamenti.

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0283. Notturno

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Com’è profondo il mistero della Malinconia. Profondo come il blu del cielo che mi sovrasta; appena un velo di nuvole, una gigantesca invisibile mano passata contropelo su velluto. Profondo come quei minuscoli forellini brillanti che tutti noi chiamiamo stelle, che lasciano intuire un universo di luce immensa, proprio appena oltre il buio della volta celeste. Profondo il mistero della Malinconia; profondo come le boccate di fumo che aspiro lento e gaudente mentre il mio sguardo si perde tra le tegole, i comignoli, e le austere geometrie della cattedrale illuminata. Profondo come il silenzio in cui lontani bisbigliano piano, quasi con religiosa deferenza, televisori e stoviglie. Profondo come la stanchezza che ti piglia e che pretende riposo dall’eterno duellare di parole e bugie del quotidiano convivere, dall’eterno prepotente, strafottente, viavai di pensieri ed emozioni. Malinconia, da dove arrivi? Forse emergi dalla calma del cuore che è il riflesso di questa notte? O forse dall’Anima irrequieta, che nonostante la prigionia dei cinque sensi avverte l’irraggiungibile infinita bellezza che sta oltre la bellezza umanamente percepibile? Questo dolcissimo dolore che vorrebbe non aver mai fine, che vorrebbe ridere e piangere, che pretenderebbe, che meriterebbe, di essere immortalato per sempre, se solo sapessi sciogliermi come macchia di colore nel quadro che contemplo. Deliquio, languore, dimentico e dimenticato: un domani che ancora non esiste

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0264. Zuckerberg… ti amo!

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Un personaggio da fiaba, come il pifferaio di Hamelin che liberò il paese dalla piaga infestante ed inquinante dei topi parassiti e propagatori di pestilenza: “Se non sei su Facebook non esisti!”
A questo suadente e perentorio richiamo come avrebbero mai potuto resistere le moltitudini dilaganti di egocentrici che sempre squittiscono chiassosi, “Io, io, io…”, eternamente intenti a sovrastarsi in preda al delirio da febbre di protagonismo. Coloro che non sanno tacere neppure, congenita deficenza, quando non hanno nulla da dire. Coloro che si nutrono festanti e famelici di putridume, di apparenza, di becero e di volgare.
Al suono magico della tua musica li hai trasportati in blocco nell’effimero e trasognato regno del Dio Reno da cui, spero, non faranno mai più ritorno. Grazie a te ed alla tua corte di imitatori il Mondo VERO è ora finalmente, ed ogni giorno di più: più pulito, più silenzioso, più bello, più NOSTRO!
Sinceramente, ed eternamente, riconoscente…

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“Egocentrico. Persona dai gusti volgari, più interessata a sé stessa che a me” (Ambrose Bierce)

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We’re two of a kind,
Silence and I