0096. Macabri festìni

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Quando i Demoni bussano alla porta per recapitare i loro messaggi è inutile sprangarla, far finta di non essere in casa o tentare di nascondersi; non si può vivere a lungo sotto assedio. Conviene piuttosto farsi coraggio, aprire, e rassegnarsi a mettere a disposizione se stessi e la propria “abitazione” per le loro orge e devastazioni. Prima o poi se ne andranno, lasciandosi dietro solo desolazione e macerie; ma insieme ad esse anche la possibilità, per chi non si sia fatto totalmente annichilire, di ricostruire qualcosa di completamente nuovo, di più bello, di più solido, di più grande

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La sofferenza apre gli occhi, aiuta a vedere le cose che non si sarebbero percepite altrimenti. Quindi non è utile che alla conoscenza, e, all’infuori di essa, serve solo ad avvelenare l’esistenza. Il che, sia detto di sfuggita, favorisce ancora la conoscenza. “Ha sofferto, dunque ha capito”. È tutto quello che si può dire di una vittima della malattia, dell’ingiustizia, o di qualunque altra varietà di sventura. La sofferenza non migliora nessuno (tranne quelli che erano già buoni), e viene dimenticata come viene dimenticata ogni cosa, non entra nel “patrimonio dell’umanità”, né si conserva in alcun modo, ma si perde come si perde ogni altra cosa. Ancora una volta, serve solo ad aprire gli occhi

Emil Cioran

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(Harry Potter – La Strilettera)

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0082. Piccolezza relativa

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Ci sentiamo sempre così importanti; al centro di un mondo che sembra non abbia altro scopo che cospirare e congiurare contro di noi. E poi, in quei rari momenti in cui avvertiamo una minima mancanza di attenzione nei nostri confronti, ci imbronciamo, sbattiamo i piedi, facciamo di tutto perchè il faro della vita torni ad illuminarci da protagonisti. Quale miopia! Come se nell’infinito che ci circonda da ogni lato, dentro e fuori, la nostra grandezza potesse davvero contare qualcosa. Quello che invece conta, ma che immancabilmente ci sfugge, quello che dovrebbe stupirci e meravigliarci continuamente, è il semplice fatto di esserci

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Pomeriggio in spiaggia, gremita di gente. Tutti con i loro tatuaggi, le loro curate nudità in mostra, i loro costumi di marca, i loro occhiali da sole alla moda; cura maniacale per ogni più piccolo dettaglio. Soprattutto con i loro atteggiamenti da pantomima esibizionistica. Nessuno guarda niente e nessuno, tutti si curano solo di muoversi rispettando una coreografia e di osservare con occhiate sfuggevoli se siano o meno guardati da qualcun altro. Tutti distratti dalla loro importanza personale, nessuno che se ne renda conto. Nessuno che si renda conto del vento tiepido carico di energia che soffia gioioso, ignorandoli completamente. Nessuno che si accorga del canto del mare inneggiante alla propria incontrastabile potenza e grandezza; che il fragore delle onde che si abbattono sulla riva copre ogni insulso chiacchiericcio umano. Nessuno che si fermi in adorazione di fronte al Sole, dispensatore di una luce meravigliosa e calda nel grigiore del crepuscolo imminente; che disegna un orizzonte senza limiti. Occhi bassi e persi in pensieri egocentrici e insignificanti, mentre sopra di loro il cielo sfodera un sorriso di beatitudine infinitamente blu. Oggi guardavo tutto questo ed ero felice. Felice di essere ignorato, della mia piccolezza, di sentirmi un nessuno. Un nessuno ricolmo però, fino a traboccare, di Bellezza e Gratitudine

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(Lamb – Angelica)

0081. Nightmare

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Popolo di Sognatori, voi avete bisogno di incubi terrificanti che vi dèstino, non di dolci ninne nanne che vi concilino il sonno; finchè continuerete ad impiegare il vostro poco tempo a dormire, quando mai li realizzerete i vostri sogni?

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L’uomo nero non è morto, ha gli artigli come un corvo, fa paura la sua voce, prendi subito la croce. Apri gli occhi, resta sveglio, non dormire questa notte (Freddy Krueger)

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(Nightwish – Scaretale)

0080. Ragione, Sentimento e…

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Chi ti dice di usare la testa, perchè il cuore è inaffidabile, dice una mezza verità. Chi ti dice di usare il cuore, perchè sa cose che la testa ignora, dice una mezza verità. Sia la Ragione che il Sentimento sono in realtà di per sè assolutamente inutili nell’ambito dell’agire nella maniera più congrua ed opportuna; entrambi violenti ed accecati dalla presunzione delle loro motivazioni, entrambi proiettati verso un futuro ipotetico basando le proprie convinzioni su dati aleatori. Nel rumore del loro inarrestabile disputare viene soverchiata la delicata voce di un terzo ente. Questa voce sussurra solo, non alza mai i toni, non si perde in retoriche a supporto delle proprie affermazioni; questa voce si limita a suggerirti come agire nel momento presente, senza ulteriori ragguagli. Essendo la voce del momento presente, sembra apparentemente incoerente; non segue alcuna proposizione od intento intuibile. Un giorno ti dirà di fare una cosa ed il giorno dopo l’esatto opposto, un giorno sembrerà avallare le pretese di un contendente ed il giorno dopo quelle dell’altro. E addirittura, nelle rarissime circostanze in cui Ragione e Sentimento paiono trovare un accordo, si potrebbe opporre ad entrambe. Sembrerebbe la voce della Pazzìa pura, ed il giorno che la scoprirai ti sembrerà assurda l’idea di poterle dare ascolto; ti rifiuterai di farlo e ti parrà naturale e logico ignorarla. Ma se invece riuscirai ad andare oltre l’apparenza, ad accettare di trasformati in folle ai tuoi ed agli altrui occhi, dandole credito e sottomettendo alle sue indicazioni sia la Ragione che il Sentimento, scoprirai ben presto che puoi fidarti ciecamente di essa. Che essa ti indicherà sempre ed infallibilmente la strada più breve e diretta verso il tuo Bene più Grande.

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(Kung Fu Panda – Il Presente E’ Un Dono)

0076. Le “cattive” compagnìe

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Arianna aspetti pure, non c’è fretta di ritornare; e neppure la voglia. Gomitolo e spada li ho appoggiati in un angolo. Sono stanco e perso. Stanco di brancolare a tentoni in queste tenebre senza fine. Stanco degli Olimpici capricci e burle; di prove, ostacoli e tranelli. Stanco di seguire indicazioni che non portano da nessuna parte. Stanco del canto suadente e vacuo delle sirene, che confondono e fanno venire l’emicrania con i loro poetici monocorde. Stanco e disgustato da ragni, ratti, serpi e scarafaggi. Stanco dell’angoscia che mi procura sentir riecheggiare i miei passi nel silenzio. Stanco di commuovermi alle geremiadi di pusillanimi senza ritegno. Stanco di lasciarmi affascinare e sedurre dai trucchi da baraccone delle Chimere. Stanco di rabbrividire quando il fantasma della Bellezza mi passa accanto. Stanco di farmi martoriare i coglioni dai dardi acuminati di Cupido. Rimando le eroiche tenzoni e le divine missioni a data da destinarsi. Mi fermo qui per un pò, ospite del mio carissimo Asterione. Un gran bel tipo a saperlo prendere; insieme giochiamo a carte e bestemmiamo allegramente! Ci inebriamo di sangue e veleno mentre pasteggiamo con carne umana e maledizioni. Forse domani di nuovo nemici, oggi compagni ribelli: contro il comune Destino che ci ha sbattuti dentro questo labirinto di merda.

…Fuck It All…

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Ho tolto di mezzo Dio per bisogno di raccoglimento; mi sono sbarazzato di un ultimo seccatore! (Emil Cioran)

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(Raf – Oggi Un Dio Non Ho)

0071. Lasciarsi andare

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La crescita dell’essere umano non si svolge in modo lineare e costante, ma in maniera discontinua: per crisi profonde! Intervalli più o meno lunghi in cui non succede nulla, e poi, all’improvviso, brevi lassi di tempo in cui si concentrano una moltitudine di eventi. Queste crisi sono accompagnate immancabilmente da una serie di disturbi e malesseri, più o meno marcati, che non esitiamo a definire nel loro insieme “sofferenza”. Questa discontinuità possiamo equipararla ad un susseguirsi di transizioni, da una fase, ad un altra molto diversa. Banale citare l’esempio del bruco che muta in farfalla. In realtà quello su cui mi preme mettere l’accento, è il fatto che queste crisi sono delle vere e proprie morti di ciò che eravamo, in favore di un essere diverso che viene alla luce. Per ciò che concerne l’evoluzione fisica non abbiamo grosse possibilità di intervento, nessuno può bloccare il processo di sviluppo ed invecchiamento del proprio corpo. Per quanto invece riguarda la crescita interiore, della psiche e della coscienza, il nostro consenso risulta indispensabile ed ineluttabile.

Per crescere è necessario soffrire, ma la sofferenza non può farci crescere se noi la contrastiamo

Pensare di poter sfuggire alla sofferenza è pura illusione; significa solo prolungare indefinitamente il travaglio che precede una nuova nascita

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(Hadouken! – Rebirth)

0066. Improvvida Provvidenza, una favola senza fine

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Goldberg era un giovanottone giudeo. Non se ne vergognava ma neppure se ne faceva vanto. Le dispute religiose non gli interessavano minimamente, gli interessava di più riuscire a trovare da lavorare in quella Germania devastata economicamente; e le sue ascendenze non gli facilitavano di sicuro il compito. Era fidanzato, ma la situazione non gli consentiva neppure di ipotizzare, un matrimonio. Bighellonava quel giorno in riva al fiume dopo aver bussato per l’ennesima volta a tutte le porte possibili in cerca di un occupazione, seppur occasionale. Ad un tratto degli strepiti e delle urla alle sue spalle lo ridestarono istantaneamente dai cupi pensieri in cui era immerso. Si girò e vide ad un centinaio di metri, delle persone che si agitavano urlando sulla riva del fiume, mentre qualcosa sollevava spruzzi da in mezzo alla placida corrente. Ci mise una frazione di secondo ad intuire cosa stava succedendo e si mise a correre a perdifiato in direzione del capannello. Qualcuno era caduto in acqua. Mentre correva si liberava degli indumenti logori che lo coprivano. Non perse tempo a chiedere informazioni, con i soli pantaloni addosso si tuffò senza esitazioni nelle fredde acque del fiume. Poche bracciate e raggiunse lo sfortunato che ormai allo stremo aveva smesso di lottare e stava li li per rendere l’anima al Creatore. Afferrò per il collo della giacca quel corpo inerte e si affrettò a riportarlo a riva dove gli altri l’aiutarono a issarlo al sicuro. Era un bambino, gracile, pallido, con i capelli nerissimi e lisci. Si prodigò nel praticare le manovre necessarie a liberargli i polmoni dall’acqua finchè tossendo e sputando il malcapitato non si riebbe. Goldberg non amava essere al centro dell’attenzione, così lasciò il bambino ormai salvo nelle mani degli altri soccorritori, e approfittando della confusione generale con discrezione si defilò. Ma evidentemente non era passato del tutto inosservato, visto che l’indomani si ritrovò ad aprire la porta ad un messo comunale. Il Borgomastro lo invitava a colloquio nei suoi uffici. Di malavoglia passò dal barbiere, si fece imprestare un abito pulito da un amico, e dopo due giorni si presentò all’appuntamento. Il Borgomastro lo accolse tiepidamente e tiepidamente lo invitò ad accomodarsi su di una sobria poltroncina in pelle di fronte alla sua enorme scrivania. Dopo un panegirico sull’eroismo, su Dio e la sua Provvidenza, e su quanto di più retorico possa uscire dalla bocca di un alto ufficiale dello Stato, si arrivò al nocciolo della questione. Goldberg era ebreo e la dieta comunale non aveva intenzione di pubblicizzare l’accaduto, nonostante ciò avevano però stabilito unanimemente che meritava di essere premiato per la sua impresa. Salvare un bambino è un atto d’amore universalmente riconosciuto da qualunque essere dotato di un cuore. Fu così che Goldberg ebbe un impiego fisso, si sposò e mise al mondo due figli. Visse anni sereni, nonostante la Grande Guerra, nonostante la miseria generale che vedeva quotidianamente circondarlo ed aumentare… prima che l’aria cominciasse a cambiare in quella nazione. Goldberg fu tra i pochi a capire per tempo cosa stava per succedere, e fece così in tempo a mettere al sicuro moglie e figli presso dei suoi parenti in Svizzera, prima che lo sbattessero su una tradotta per Auschwitz. Lì finì la sua vita tra stenti e percosse; ed oggi di lui non rimane neppure una tomba, neppure dei resti, neppure un nome su di un registro a testimoniare della sua esistenza. Solo i suoi due figli che la Provvidenza volle vivi. L’una, la maggiore, diventò una valente biologa e contribuì con i suoi studi ad anticipare la possibilità di cura di una rara malattia. Il minore più che famoso divenne famigerato, visto che diventò ufficiale del Mossàd pluridecorato per le sue missioni di “prevenzione terroristica” che causarono innumerevoli lutti tra le genti di Palestina. Ah, a proposito, il bambino che venne salvato quel giorno ebbe però il destino al contempo più glorioso e più inglorioso di tutti: si chiamava Adolf Hitler…

Ed ora vi pongo una domanda: da che parte stà la Provvidenza? Riuscite a distinguere il Bene dal Male in questa storiella da me “inventata”?

MEDITATE GENTE, MEDITATE….

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Il bene ed il male sono soggetti ad un punto vista, ad una opinione: sono relativi! Di assoluto c’è solo il decidere se servire o meno il proprio Destino (Equilibristasquilibrato)

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(Bob Marley – Everithing Is Gonna Be Alright)